STORIE PER VIDEOGIOCHI 

 

SIN 1

La sede dei Fratelli Genghi (G&g)

Ora che mi sono presentato, posso iniziare a raccontarvi la mia storia: se questo fosse un programma televisivo dovrei dire "facciamo un tuffo nel passato", pero', visto cio' che mi è successo, non è il caso.
Circa tre mesi fa sono stato rapito.
Avevo appena portato a termine un contratto con una impresa di "hardware & software exporting", dal singolare nome "G&g EXP", la cui soluzione si era rivelata più complessa del solito: i due proprietari, i fratelli Genghi da cui il nome "G&g", mi avevano fornito materiale scadente e soprattutto in totale stato caotico.
Comunque avevo risolto il problema nei tempi stabiliti, avevo fornito la "lista" con soli sette punti e avevo presentato una magrissima fattura di 12.000€.
A quel punto di solito mi viene detto "la ringraziamo per lo splendido lavoro ma...sa al momento non abbiamo una tale cifra...".
Ovvio: se quello che chiedo è il 10% della cifra che verrà risparmiata ogni mensilità, è scontato che al momento non se ne disponga!
E invece, quella volta, il più giovane dei fratelli Genghi mi disse:
"Le sue capacità sono fuori dal comune signor Sin1" ovviamente non mi ha chiamato così
"la vorremmo con noi, vorremmo inglobarla nel nostro processo produttivo"
Li per li ci rimasi di sasso: con una ridicola fattura da 12.000 € come poteva sperare che decidessi di lasciare un lavoro che mediamente mi frutta 50.000€ al mese, per un impiego con uno stipendio che, ragionevolmente, non poteva supera i 3.000€?
Tuttavia mi è bastato rispondergli
"Grazie dottor Genghi, ma non sono interessato al vostro settore"
Per liquidare la faccenda. Il mese successivo avrei ricevuto l'importo per quel lavoro.
Uscito dalla sede della G&g, mi aspettavano un centinaio di kilometri per tornare a casa
"trenta minuti scarsi" pensai, salendo sulla mia porsche cayman turbo nera.
Prima di partire accesi il cellulare e chiamai la mia fidanzata...non ufficiale... per dirle di organizzare la serata perfetta.
Lo so, lo so, non si dovrebbe fare...
d'accordo, anche se non mi sembra il momento, vi spiego l'origine del mio soprannome: ho quattro amici con cui esco dai tempi del liceo, secondo loro io ho un solo vizio, che ritengono essere il primo peccato capitale: la lussuria.
Da cui il soprannome...
In realtà io non la penso cosî, sono sicuro che se e quando (ma soprattutto se) troverô la persona adatta, cambierô; ma come dovrei fare per trovarla? Semplice: ne provo il maggior numero possibile!
Immerso in quei pensieri, guidai per quasi un quarto d'ora e, finalmente, iniziai ad intravedere le luci della città. La sede della G&g era infatti in aperta campagna, il che mi portò a riflettere sul fatto che quella distanza dal centro urbano poteva essere una delle cause delle spese eccessive per l'impresa.
Proprio mentre pensavo a come poter inserire un algoritmo di calcolo dei costi dovuti alla distanza della sede nel mio programma, una specie di animale mi attraversò la strada:frenai di colpo, sterzai bruscamente verso sinistra ma non riuscii ad evitare l'impatto e finii con le ruote anteriori nel terreno.
Rimasi seduto qualche secondo per riprendermi dallo shock e quindi scesi dall'auto: il fanale destro si era spaccato e c'era una bella ammaccatura sul paraurti, eppure non c'era neanche una goccia di sangue
'Strano, a quella velocità...' pensai.
Mi voltai per cercare l'animale, e pensai che fosse troppo alto per essere un cane, ma troppo robusto per essere un cervo
'forse un cinghiale' pensai mentre mi avvicinavo al corpo.
'Ancora niente sangue'
Pensai che fosse per il buio, ma non riuscivo a capire che animale fosse, sembrava una massa senza forma ricoperta da una pelliccia: non aveva ne zampe ne testa
"Ma che cazzo è?!" esclamai, poi mi chinai per guardare meglio e provai a toccarlo col piede
"E' un sacco di farina! Ma che scherzo del cazzo è questo?"
Mi affrettai a tornare alla macchina, fui assalito da mille pensieri: se l'avevo visto muoversi voleva dire che qualcuno l'aveva gettato per strada, qualcuno che doveva ancora essere nei paraggi, forse non era uno scherzo, forse...

Mi risvegliai immerso nell'oscurità: non vedevo niente, ma non ero ne bendato ne legato. Provai ad alzarmi ma persi l'equilibrio praticamente subito e mi resi conto di essere ferito alla testa. Sanguinavo: un rivolo di sangue fresco si sovrapponeva ad uno ormai rappreso. Alzandomi di colpo dovevo aver riaperto la ferita.
Mi venne in mente che potevo almeno fare un po' di luce con il cellulare: lo cercai in tasca ma non c'era, qualcuno doveva averlo preso.
Non mi restava altro da fare che restare seduto, con la mano sulla testa, al buio, senza sapere dove cazzo fossi, senza sapere chi mi avesse fatto questo e soprattutto senza sapere perchè!

Scritto da Paolo Toriello


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